(Fonte: depths-in-me, via loserwtf)
“In una fredda giornata d’inverno un gruppo di porcospini si rifugia in una grotta e per proteggersi dal freddo si stringono vicini.
Ben presto però sentono le spine reciproche e il dolore li costringe ad allontanarsi l’uno dall’altro.
Quando poi il bisogno di riscaldarsi li porta di nuovo ad avvicinarsi si pungono di nuovo.
Ripetono più volte questi tentativi, sballottati avanti e indietro tra due mali, finché non trovano quella moderata distanza reciproca che rappresenta la migliore posizione, quella giusta distanza che consente loro di scaldarsi e nello stesso tempo di non farsi del male reciprocamente.”
Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
mi sono reso conto che la sofferenza e il dolore emozionali
sono solo un avvertimento che mi dice di non vivere contro la mia verità.
Oggi so che questo si chiama
AUTENTICITÀ
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito
com’è imbarazzante aver voluto imporre a qualcuno i miei desideri,
pur sapendo che i tempi non erano maturi e la persona non era pronta,
anche se quella persona ero io.
Oggi so che questo si chiama
RISPETTO PER SE STESSI.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso
di desiderare un’altra vita e mi sono accorto che tutto ciò che mi circonda
é un invito a crescere.
Oggi so che questo si chiama
MATURITÀ.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito di trovarmi sempre
ed in ogni occasione al posto giusto nel momento giusto e che tutto quello
che succede va bene.
Da allora ho potuto stare tranquillo.
Oggi so che questo si chiama
RISPETTO PER SE STESSI.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
ho smesso di privarmi del mio tempo libero
e di concepire progetti grandiosi per il futuro.
Oggi faccio solo ciò che mi procura gioia e divertimento,
ciò che amo e che mi fa ridere, a modo mio e con i miei ritmi.
Oggi so che questo si chiama
SINCERITÀ.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono liberato di tutto ciòche non mi faceva del bene: cibi, persone, cose, situazioni e da tutto ciò
che mi tirava verso il basso allontanandomi da me stesso,
all’inizio lo chiamavo “sano egoismo”, ma oggi so che questo è
AMORE DI SÈ
Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
ho smesso di voler avere sempre ragione.
E cosi ho commesso meno errori.
Oggi mi sono reso conto che questo si chiama
SEMPLICITÀ.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
mi sono rifiutato di vivere nel passato
e di preoccuparmi del mio futuro.
Ora vivo di piu nel momento presente, in cui TUTTO ha un luogo.
E’ la mia condizione di vita quotidiana e la chiamo
PERFEZIONE.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
mi sono reso conto che il mio pensiero può
rendermi miserabile e malato.
Ma quando ho chiamato a raccolta le energie del mio cuore,
l’intelletto è diventato un compagno importante.
Oggi a questa unione do il nome di
SAGGEZZA DEL CUORE.
Non dobbiamo continuare a temere i contrasti,
i conflitti e i problemi con noi stessi e con gli altri
perché perfino le stelle, a volte, si scontrarno fra loro dando origine
a nuovi mondi.
Oggi so che QUESTO È LA VITA!
Quella mattina il drago uscì dalla grotta con una sensazione spiacevole allo stomaco. Annusò l’aria e l’odore dell’erba. Guardò il sole che sorgeva, le ombre che si modificavano, il cielo pallido. Sembrava tutto normale. L’elementare senso dell’esistenza. Il solito mondo che non era stato né creato né voluto da lui e che aveva sempre accettato senza lamentarsi. Un mondo al quale non doveva giustificare niente. Arrivò sul bordo della rupe, affacciandosi con cautela. Prima vide il cavallo poi il cavaliere. Era piantato a gambe larghe nel campo di papaveri, una ventina di metri più sotto. Armatura, scudo, arco e spada. E lo stava guardando. Non vedeva gli occhi ma sapeva che dietro le fenditure dell’elmo, erano piantati su di lui. Provò un senso di malessere immediato. Era venuto per ucciderlo, per fare adattare l’immaginazione alla realtà. Non per cattiveria. Per semplicità. Non conoscendo il rapporto fra realtà e immaginazione. Il drago si sentì infinitamente stanco. Non era bastato allontanarsi da tutti, nascondersi in una grotta umida, vivere di bacche e radici. Essere l’ultimo di una generazione perduta. Non era valso nemmeno ridipingersi l’anima creando un silenzio così spesso che gli aveva ammutolito anche le emozioni. Arrotolò la coda, fece uscire un filo di fumo dalle narici. Si sentì montare la rabbia. Cominciò a stendere le ali, aprendole lentamente. Poi irrigidì il collo e di colpo si alzò in volo, con un battito di ali. Non ci mise nemmeno tanta forza, ma fu come un boato, un frastuono, il crepitare di un’esplosione. Fu un cambiamento così brusco che il cavallo impaurito fece uno scatto, nitrendo. Il cavaliere afferrò l’arco pronto a colpirlo ma il drago virò in alto, sputando fuoco e fiamme, non riuscendo più a controllare la rabbia. Poi sferzò l’aria con la coda e sprigionò tutta la sua forza. Cominciò a volare aprendo e chiudendo le ali ritmicamente, sciabolando il cielo. Il cavaliere adesso si era tolto l’elmo e guardava in alto schermando gli occhi con una mano. Il drago era lontano, in quel cielo azzurro sembrava non più grande di un’aquila… poi si alzò ancora…adesso era piccolo come un nibbio…ancora più su…piccolo come un falco… poi fu come uno dei tanti uccellini del cielo…poi scomparve dalla vista. Il cavaliere non sapeva la differenza fra guardare e vedere. Non sapeva neanche il rapporto fra visibile e invisibile. Il drago fece la sua scelta. Il cavallo invece scelse di spostare dei sassi con lo zoccolo. Dalla terra smossa uscirono delle formiche. Il cavaliere scelse di asciugarsi il sudore della fronte. Faceva caldo. Era quasi estate. Poi un alito di vento scelse di muovere i papaveri.
(Massimo Cavezzali)
E se proprio dobbiamo ricordarlo, io lo ricorderei così…
C’était bien de ne pas faire l’amour.
J’avais oublié ce que cela signifie aimer.
Non camminare davanti a me, potrei non seguirti.
Non camminare dietro di me, potrei non esserti guida.
Cammina al mio fianco ed insieme troveremo la via.
(Albert Camus)